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Che cos'hai? 2
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Quando le ultime note dell'orchestra si dispersero in sala e il sipario si chiuse lentamente sulle fiamme che ardevano a proteggere il corpo di Brunilde proruppe l'ovazione: applausi, lanci di fiori, richiami a gran voce.

  "Niente male!" Pensò Guido e pure lui applaudì con convinzione. Poi si voltò verso Paola e si meravigliò di scoprirla immobile sulla poltrona con lo sguardo perduto davanti a sé.

  "Perché non applaudi? Non ti è piaciuto?" A tutta prima la donna sembrò non udirlo; poi si scosse e girò lentamente il capo verso di lui.

  "Mi è piaciuto moltissimo!" Esclamò con voce lievemente alterata. Solo allora Guido notò che i suoi occhi erano lucidi. Poi, come per confermare la sua asserzione, Paola prese a battere le mani freneticamente.

  Questa donna riesce ancora a sorprendermi, non avrei mai supposto che un'opera lirica la potesse commuovere a questo punto.

  Con gesto inusuale, la prese per mano.

  "Vieni, cerchiamoci un posto carino per cenare."

    Paola Fornaris era donna intelligente, caparbia, volitiva. Dopo essersi brillantemente laureata in lettere aveva fruito di una borsa di studio presso il dipartimento di linguistica dell'Università dove era rimasta per circa tre anni. In quel periodo aveva scritto apprezzabili saggi di critica letteraria nonché una serie di racconti brevi comparsi su riviste di nicchia. Quando sembrava ormai destinata alla carriera universitaria aveva improvvisamente impresso una svolta alla sua vita abbandonando l'ambiente accademico e creando dal nulla un'agenzia di promozione pubblicitaria e di immagine. L'impresa era rapidamente prosperata grazie alle doti di Paola che accomunava cultura, immaginazione, concretezza e spirito imprenditoriale.

  Paola era anche bella. Alta, snella, viso allungato e lievemente scavato sulle guance, capelli biondo castani che piovevano lisci sulle spalle. Vestiva con eleganza contenuta; portamento ed eloquio rivelavano inequivocabilmente la donna con responsabilità manageriali, conscia della propria avvenenza. A volte a Guido pareva di percepirlo pure quando facevano l'amore, e ciò non mancava di irritarlo un poco.

  Si frequentavano assiduamente da circa un anno. Frequenti cene al ristorante o a casa di lei, weekend e vacanze in comune; il tutto senza essere mai colti da un senso di sazietà o di monotonia, anche perché, per tacito accordo, avevano mantenuto la loro reciproca indipendenza. Spesso Guido si sorprendeva a considerare che Paola sembrava rappresentare un modello di donna antitetico a quello di molte sue pazienti, così fragili e umbratili.

  Paola sedette a tavola di ottimo umore.

  "Wagner mi ha sempre affascinato!, proclamò spezzando un grissino e addentandolo, certo la musica è coinvolgente ma ciò che più ammiro in lui è la capacità di calare musica e mito in un'unica sostanza che sembra vivere di vita propria, più reale di quella che tu stai vivendo... mi fa venire la pelle d'oca!

  "Beh, diciamo che il tuo modo di apprezzare Wagner ha un connotazione lievemente viscerale, tipicamente femminile." Obiettò Guido provocatoriamente.

  "Non hai capito, o forse, hai capito benissimo. Solo che quello che tu chiami viscerale, da buon maschilista mascherato qual sei, è in realtà una sensibilità particolare, per non dire superiore, che noi donne possediamo."

  Guido sorrise consenziente e soddisfatto. Quando veniva moderatamente provocata Paola dava il meglio di sé.

  "Il punto è che mentre gli altri sono legati al loro tempo Wagner ti fa uscire dalla storia e ti fa entrare in un'altra dimensione dove i protagonisti sono altrettanto veri, carne e sangue, quanto lo siamo noi. Siglinda e Brunilde per voi uomini sono e restano due personaggi mitici, parto di un?artista fantasioso e ispirato. Solo una donna può comprendere la loro prepotente femminilità. Tutto questo mi esalta, forse perché sublimo così qualche mia pulsione."

  "Non mi sembra che tu abbia necessità di sublimazioni" insinuò Guido

  "lo so a cosa pensi, ma non si sa mai, può darsi che dopotutto debba sublimare qualche desiderio insoddisfatto e inesprimibile. Tutti ne abbiamo. Anche tu certamente. Chissà che curando con particolare dedizione qualche tua paziente tu non sublimi la frustrazione che inconsciamente provi a non andare a letto con lei!"

  Guido si chiedeva spesso se l'atteggiamento di Paola nei confronti delle sue pazienti fosse frutto di autentica gelosia, per quanto blanda, o non piuttosto un gioco, ironico e sottilmente provocatorio.

  "Oh Dio, ci risiamo, esclamò con finta esasperazione, lo sai benissimo che io tengo con le mie pazienti un atteggiamento rigorosamente professionale"

  "Di questo non ho mai dubitato, potrebbe essere proprio questo il tuo problema!"

  "Se è così, non me ne sono mai accorto, ribadì Guido e si domandò quanto questa sua asserzione corrispondesse al vero, e poi dopotutto, lo sai bene, non sono un ginecologo, visito e curo anche qualche uomo."

  "Sì, ma con un certo disagio, me l'hai confessato tu stesso, più di una volta!"

  "Confessato" mi sembra un termine eccessivo. Diciamo che lo ho constatato, e te l'ho riferito. Non credo di aver nulla di cui vergognarmi."

  "Chissà. Tutti dobbiamo vergognarci di qualche cosa. In fondo è meglio così, altrimenti saremmo tutti mortalmente noiosi." Guido approvò questa conclusione con un cenno di assenso e versò il vino. Paola sollevò il bicchiere:

  "alla nostra salute e ai nostri segreti inconfessabili " propose con un sorriso smagliante.


 

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