Readings
Una storia di mal di testa
Added on
Taken from

La donna entra con passo deciso. Si ferma in piedi davanti a me e mi osserva  in silenzio.

Dimostra circa 35 anni. È piccola di statura, ha corporatura regolare, viso tondeggiante, capelli biondicci. Mi colpisce l'espressione del suo viso: le occhiaie pronunciate e un insieme di piccole rughe che si disegnano attorno alle orbite le conferiscono un aspetto di profonda stanchezza. Per contro gli occhi esprimono una vivacità inaspettata: come se in lei residuasse un fondo di allegria, ma un'allegria strana, bizzarra, che  provoca in me un senso di lieve disagio.

Improvvisamente capisco il motivo di questa mia reazione: quello sguardo lo ho già osservato in pazienti così detti ?ipomani?, cioè affetti da fuga di idee, esplosioni di allegria patologica, manie di grandezza. Anche il modo con cui alla fine si presenta rinforza questa mia impressione:

"salve, come va? Io sono Francesca" esclama con un tono forzatamene allegro ed intanto mi afferra la mano e la stringe vigorosamente. Decido di stare al gioco:

"salve, io sono Franco, si accomodi e mi dica che cosa c'è, che non va"

"il mal di testa... è terribile! La mia storia è un po' lunga." Solo allora mi accorgo che ha posato per terra una ventiquattrore che ora  afferra prima di sedersi sulla poltrona ed  apre con movimento deciso. Il contenuto è quello che mi attendevo: radiografie, referti, esami medici in quantità.

"Tutto questo lo vedremo insieme dopo - le  dico mentre prendo la valigetta e la sistemo sul tavolo - intanto mi parli lei dei suoi problemi"

"da dove devo cominciare?" ribatte la donna mantenendo ancora quel tono di falsa allegria.

"Cominci dall'inizio; abbiamo tutto il tempo. "

"Guardi, dottore, io soffro di mal di testa fin da quando mi sono comparse le mestruazioni, all'età di dodici anni. Ho sempre avuto un ciclo irregolare e dolorosissimo, con giorni  e giorni di mal di testa. Però da circa dieci o dodici anni ne soffro di continuo, qui sulla nuca. Poi, due o tre volte la settimana mi sale su verso il vertice del capo e poi avanti verso la fronte e gli occhi"

"Com'è il dolore? le chiedo ?le batte, le pulsa?"

"È difficile dire, mi batte, mi pulsa, mi fa di tutto! Quando ho quelle crisi mi formicola anche il labbro, mi  ronzano le orecchie, mi fanno male tutti i muscoli, specie quelli delle spalle."

"In vita sua, ha avuto altri problemi di salute, oltre al mal di testa?"

"Sì certo, parecchi problemi. Specie di natura ginecologica. Inoltre, una volta, circa 10 anni fa, d?improvviso mi prese una strana crisi,  non riuscivo più parlare nè a muovere gli occhi, ero anche paralizzata a un braccio.  Mi ricoverarono d'urgenza di neurologia e mi fecero tutti gli esami. Tutto risultò negativo: mi tennero lì per qualche giorno facendomi delle flebo di Valium, poi  mi dimisero."

"E la paralisi, si è ripresentata?"

"No, quella no, in compenso ne ho avute di tutti i colori!"

"E per il mal di testa, che cosa ha fatto?"

"Quello, appunto! Ho fatto di tutto! La diagnosi che mi facevano era emicrania., non c'è una medicina per l'emicrania che io non abbia provato! Sempre senza effetto. In compenso mi sono rovinata il fegato. Ad un certo punto, nella mia disperazione, mi sono ricoverata in una clinica privata. Mi sono detta-di qui non esco finché non mi  è  passato il mal di testa. Non l'avessi mai fatto! Mi  curavano con iniezioni di istamina e di insulina. Mi dicevano che all'inizio mi avrebbero procurato le crisi di emicrania ma che poi mi sarei desensibilizzata. Il risultato è stato che per due mesi ho avuto un mal di testa continuo, atroce. E in più io, che non ero certo grassa, ho perso dieci chili. Dopo due mesi ho chiesto di andarmene e mi hanno dimessa. Sembravo uno zombi. Guardi qua, ho una fotografia di allora." E così dicendo tira fuori dal portafoglio una fotografia sbialcita e me la porge. Effettivamente è  impressionante: l'immagine la ritrae in una piscina, seduta sul bordo di un trampolino, in costume a due pezzi. Il corpo appare inscheletrito, le protuberanze dei seni quasi scomparse, le costole sporgono dalla cassa toracica, al di sopra di un ventre incavato sul quale la cute si raggrinza in profonde pieghe. Il mio pensiero corre immediatamente ai campi di deportazione. Le restituisco fotografia e  le domando:

"e poi che cosa ha fatto?"

"Mi sono trasferita subito in una clinica svizzera. Se lei guarda fra i documenti che le ho portato, troverà il  referto. Io le porgo la valigetta perché sia lei ad individuare il documento. Dopo una breve ricerca la donna estrae un fascicolo di fogli pinzati assieme  e me lo porge. Si tratta di un resoconto in tedesco relativo alla sua degenza presso quella clinica. La descrizione dello stato della paziente al momento del ricovero corrisponde in pieno all' idea che me ne sono fatto osservando la fotografia. Si parla di atrofia muscolare  generalizzata, aspetto cachettico (cioè molto smagrito), cute flaccida , ipotrofia delle mammelle. Anche le  altre osservazioni corrispondono alla mia prima impressione: si descrive un comportamento tendenzialmente bizzarro, di tipo infantile. La terapia praticata mirava essenzialmente a ristabilire il bilancio nutritivo ed a riequilibrare il  tono dell'umore. Chiedo alla donna:

"E dopo essere stata nella clinica svizzera si è sentita meglio?"

"Certo, mi hanno rimesso in piedi. Anche il mal di testa era un po' migliorato. Ma poi quando sono tornata casa, e ho ripreso il lavoro, mi è  ritornato."

"Che lavoro fa?"

"Faccio l?estetista in un centro della mia città."

Le chiedo: "e adesso, per il suo mal di testa, che cosa fa? "

"Niente, prendo degli antidolorifici, quello che capita, anche se non mi fanno assolutamente niente!"

"Se non  le fanno niente, perché li prende? "

 "Beh, se non li prendo è ancora peggio, glielo ho detto, dottore, è terribile!"

Interrogo la paziente sulla presenza di altri disturbi. Risponde positivamente a quasi tutte le mie domande. La donna accusa un continuo senso di affaticamento, dorme male, mangia di frequente e voracemente, soffre d'ansia, di crampi, di formicolio a mani e piedi, di vertigini, di mal di stomaco, di vaginismo.

Le chiedo di parlarmi della sua vita. Vive a Vicenza, mi spiega, in un piccolo alloggio, insieme alla madre, con la quale i rapporti sono  ambivalenti.

"Sa, ci vogliamo bene. Ma lei mi considera ancora una bambina, mi chiede se ho mangiato abbastanza, mi raccomanda di non prendere freddo. Devo anche ammettere che, fin da ragazza, sono sempre stata molto vivace, e le ho procurato parecchi patemi d?animo: incidenti con il motorino, scontri in macchina, cadute in sci con relativa frattura?.

"Attualmente ha  un partner?"

"Sì, certo, che cosa vuole, di compagni ne ho avuti parecchi. A me, gli uomini, mi hanno sempre presa in giro. Sono sempre stata una passionale, un'ingenua. Io do tutta me stessa, corpo e anima, posso ben dire! Sì, certo, fare l'amore mi piace moltissimo, ma ci metto anche i miei sentimenti. Gli uomini no, agli  uomini basta soddisfarsi, poi magari, ti buttano via, come un mozzicone di sigaretta!"

"Anche il suo compagno attuale?"

"Paolo? No, Paolo è diverso poverino, lui è fantastico, lui mi vuole bene, moltissimo, però, è come un bambino, si può dire che dipenda da me in tutto e per tutto. Certe volte non ne posso più; lei capisce, non posso essere nello stesso tempo una compagna ed una mamma." Esamino la paziente. La visita neurologica è completamente negativa. Invece la palpazione di tutti i muscoli del capo, del collo e delle spalle provoca una reazione violenta e un po' teatrale.

"Dottore, lei mi fa un male atroce!" E intanto, chissà perché, si mette a ridere. Osservo la donna per qualche istante, in silenzio. Mi  torna alla mente un bello scritto di uno psichiatra americano sullo "stile isterico". La gestualità ed il modo di parlare della paziente corrispondono pefettamente alla descrizione dell'autore: istrionico, un po' eccessivo. Anche la scelta dei vocaboli è caratteristica: il dolore di cui soffre  è sempre "terribile", oppure "atroce"; il suo compagno è "fantastico". È pure caratteristica la sua abitudine di riferirsi  a "Paolo", parlando con me del suo compagno, come se si trattasse di una mia vecchia conoscenza. Mi colpisce pure il fatto che, a suo dire, soffre di vaginismo ma che, nel contempo, fare l'amore "le piaccia moltissimo". Mi prende il dubbio che il mal di testa di cui soffre la donna non sia in realtà un'emicrania, ma che solo le assomigli; così si spiegherebbe che i farmaci antiemicranici non abbiano mai funzionato. Pure la paralisi, drammatica e fugace,  occorsale 10 anni or sono induce a pensare a un episodio isterico.

Discuto con la paziente questa mia ipotesi e le faccio quindi presente che ritengo che nel suo problema vi possa essere una rilevante componente psicologica. Comunque, per meglio valutare il tutto le somministrerò un test psicologico e le farò tenere un diario del suo mal di testa e di tutte le medicine che prende.

Rivedo la donna dopo 15 giorni. Il risultato del test è sotto i miei occhi: rivela un netto profilo di personalità isterica. La paziente mi consegna il diario del mal di testa. Lo  osservo allibito: risulta che  la donna ha sofferto di mal di testa tutti i giorni e per tutto il giorno. Il dolore cominciava in forma lieve al mattino e peggiorava gradualmente durante l'arco della giornata fino a raggiungere il livello "forte" o "fortissimo". Nello stesso periodo la paziente ha assunto una  quantità incredibile di medicinali: ogni giorno 4 o 5 tra pastiglie, supposte e gocce e, in più,  la pillola anticoncezionale.

Le spiego che anche il test psicologico sembra in qualche modo confermare che la sua psiche influenza il dolore. Le illustro altresì il significato della parola "isteria", parola che si riveste nell'immaginario collettivo di una connotazione negativa, ma che in realtà denota, grosso modo, il fatto che, in certi pazienti, problematiche psicologiche riemergono come sintomi clinici. La donna accetta di buon grado quanto le dico; anzi, si direbbe che questa mia ipotesi la sollevi e la tranquillizzi. Lei stessa fornisce argomenti a supporto:

"dev'essere proprio vero, dottore, infatti quando Paolo mi fa girare scatole subito mi prende un mal di testa atroce!"

Le faccio eseguire  una seduta di biofeedback. Con questa tecnica si invita il paziente a rilassare quanto più può la muscolatura del viso mentre l?attività dei muscoli viene costantemente monitorizzata da un apparecchio che trasforma il segnale elettrico che proviene dal muscolo in segnale sonoro  e in uno stimolo visivo (quale, ad esempio, una lancetta che si sposta da sinistra a destra lungo una scala graduata). Quando il paziente si rilassa il rumore scompare e la lancetta si sposta a destra. In  questo modo il soggetto apprende gradualmente a ridurre una attività muscolare che spesso è eccessiva senza che lui se ne renda conto. Spiego poi alla donna che lo scopo di queste seduta consiste nell?imparare l?esercizio in modo da praticarlo ogni giorno, a casa sua, senza apparecchio. Inoltre, dovrà prontamente ripeterlo ogni qual volta percepisca che sta sopravvenendo un attacco di  mal di testa. Le consiglio anche di servirsi di promemoria visivi, sotto forma di etichette colorate appiccicate in casa e sul luogo di lavoro, per ricordarsi durante il giorno di mantenere rilassati i suoi muscoli. Inoltre le prescrivo degli esercizi per spalle e collo, nonché un blando tranquillante da prendere alla sera a piccole dosi.

"Faccia per bene tutte queste cose? le dico. Non si aspetti miracoli ma forse, piano piano, un miglioramento ci sarà."

La donna torna al controllo dopo 15 giorni. Quando entra il viso appare sfigurato, gli occhi segnati da rughe profonde e occhiaie imponenti:

"Dottore - mi dice- in questi 15 giorni è andata un pochino meglio. Ma in questo momento il mal di testa è atroce. Mi faccia qualcosa!" Osservo i diari del dolore che la paziente mi porge: in effetti il suo mal di testa sembra essere un po' migliorato. Anche la quantità di medicine assunte è diminuita.

"Cominciamo subito con una seduta di biofeedback - le dico - poi la visiterò e vedremo il da farsi." Le applico l'apparecchio e sorveglio l'inizio della seduta. Poi la lascio proseguire da sola.

Rientro nella stanza dopo circa un quarto d'ora: la donna giace sulla poltrona profondamente addormentata. Come mi avvicino si sveglia improvvisamente, mi guarda un poco interdetta, e poi ride felice. Il viso appare molto più rilassato:

"Che bello!? esclama? Il mal di testa mi è passato, adesso mi sento benissimo!"

"Questo è un ottimo segno? ribatto io ?significa che abbiamo un'arma formidabile per combattere il suo mal di testa. È merito suo, lei in quest'esercizio riesce molto bene. Ragion di più di ripeterlo a casa ogni giorno, meglio se due o tre volte al giorno. Vedrà che le cose miglioreranno."

Quando rivedo la paziente dopo una ventina di giorni subito capisco che le cose sono davvero migliorate. Entra con un'espressione giuliva. Le rughe sono meno profonde, le occhiaie scomparse. Mi porge trionfante i suoi diari. In tutto questo periodo ha avuto solo due crisi di mal di testa, e neppure particolarmente intenso. Non ha più assunto calmanti, salvo il farmaco che le ho prescritto io.

"Dottore, sto bene! Non sa quanto le sono grata. Mi permetta di abbracciarla." Io la lascio fare e le porgo la guancia sulla quale stampa un sonoro bacio. Poi la visito. Anche la palpazione dei muscoli non provoca più dolore. Anch'io sono molto soddisfatto. Le spiego che deve proseguire con gli esercizi, senza interromperli, anche se si sente meglio. Per il momento non le fisso un appuntamento di controllo.

"Mi chiami lei - le dico - tra qualche mese. Se invece dovesse peggiorare, mi chiami subito."

La paziente mi torna in mente alcuni mesi dopo e mi chiedo perché non si sia più fatta viva. La chiamo e mi risponde la madre:

"Oh, dottore - esclama la donna - mia figlia poverina è ricoverata in ospedale. Ha avuto un brutto incidente di macchina." La notizia naturalmente non manca di angustiarmi; però, in qualche modo, non mi stupisce più di tanto. Mi sembra infatti che anche questa vicenda faccia parte, per così dire, della storia naturale della paziente la cui vita, piuttosto travagliata, è già stata punteggiata da ogni sorta di incidenti, piccoli e grandi. Esprimo alla madre il mio rincrescimento e le raccomando di dire alla figlia di chiamarmi, non appena possibile.

Da allora non lo più avuto notizie di Francesca. Ho provato a richiamarla a distanza di tempo, due o tre volte, ma nessuno ha più risposto al telefono.

Back
   Project   |   Staff   |   Contact   |   Links   |   Acknowledgements   |   Stiamo lavorando per migliorare il Sito.
                                                                                                        Ci scusiamo per eventuali temporanei disagi.
Privacy Policy
Copyright © 2010-2013 NoMalDiTesta     |    Engine by   Quantum IT S.r.l