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STORIE DI EMICRANIA
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"Quando comincia la crisi, dottore, creda, mi prende una gran paura. Perché io so che dopo un po', dieci o venti minuti al massimo, soffrirò di un dolore atroce. E non c'è nulla che io possa fare, anche se mi riempio di pillole e di pastiglie fino a intontirmi!"
Chi mi parla è una donna ancora giovane, ha viso squadrato, fronte già solcata da rughe piuttosto profonde.
"Dove le inizia il dolore?" le chiedo.
"Inizia qui" e si tocca con due dita la tempia destra. "Più raramente a sinistra: ma sempre da un lato solo."
"E rimane fermo lì?"
"No, purtroppo! Prende a girarmi per tutta la testa." Le do in mano un foglio in cui è raffigurata una testa di profilo e le chiedo di disegnarmi le zone dove il suo mal di testa si diffonde. La donna traccia una serie di linee semicircolari che partono dalla tempia, si dirigono indietro verso la nuca e poi ripiegano in avanti. Una linea va verso l'alto, in direzione del vertice del capo, per poi proseguire sulla fronte; un'altra si fa strada direttamente in avanti verso l'orecchio e quindi attraversa il bulbo oculare, un paio di altre linee infine si perdono in basso, verso la mandibola e il collo. La paziente esamina il suo elaborato con occhio critico: non sembra soddisfatta. Riprende la penna e prolunga le prime due linee fino quasi a farle incontrare; poi, calcando la mano, traccia alle loro estremità due frecce le cui punte si toccano.
"Ecco" esclama, "a questo punto... a questo punto..."
"Che cosa capita, a questo punto?" le domando.
Per tutta risposta la paziente riprende il foglio in mano e traccia una riga segmentata che dalla punta delle frecce si dirige verso l'esterno del capo. Poi vi scrive sopra a grossi caratteri in stampatello: BANG!
"Ecco, che cosa capita! Scoppia la guerra. Sì, non c'è altra espressione: è la guerra dei due mondi!"
"Che cosa fa, il dolore, le pulsa, la stringe?"
"Pulsare è dir poco. Mi comincia battere qui" e segna con la punta della penna la zona della fronte dove ha fatto incontrare le frecce, "poi si diffonde a tutta la testa. E batte, batte tanto che giurerei che la testa mi stia per scoppiare. Intanto mi prende una gran nausea, spesso vomito, sento ronzii, ho le vertigini, sudo, tremo, la vista mi si appanna, vedo dei luccichii, dei punti neri, l'occhio si arrossa e lacrima abbondantemente."
"E lei, quando ha questi attacchi, che cosa fa?"
"Che cosa vuole che faccia?! Mi sdraio in una camera al buio, a soffrire. Sto immobile, tutto mi disturba. Guai se c'è luce, rumore... anche gli odori non li sopporto più!"
"Quanto le durano queste crisi?"
"Dipende, quando ho fortuna solo due o tre ore, altrimenti mi possono durare fino a otto ore e più, allora sono disperata, mi riempio di calmanti fino a instupidirmi, e spero di prendere sonno e che quest'inferno mi passi."

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