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Si fa presto a dire mal di testa
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"Dottore, si è finalmente trovato qualche cosa di nuovo contro il mal di testa?" quante volte mi sono sentito rivolgere questa domanda! Essa rivela un'aspettativa quasi messianica di un farmaco capace di stroncare una volta per tutte un mal di testa di cui il paziente soffre da anni e contro il quale ha già tentato ogni genere di cura, tradizionale o "alternativa".
Si tratta di una speranza che i media concorrono ad alimentare. Ad intervalli regolari compaiono infatti servizi con titoli quanto mai ottimistici del tipo: "Finalmente un rimedio contro l'emicrania", "Un'importante scoperta in tema di mal di testa" quando non addirittura "Mal di testa, addio!" Ciò non fa che aumentare la confusione di idee.
In effetti non esiste un mal di testa, bensì parecchi tipi di mal di testa o, come se si è detto, di "mali alla testa" in senso più allargato. Le due categorie di gran lunga più frequenti sono la cefalea tensiva e l'emicrania. La prima è descritta come una sensazione di stringimento, di pressione, di cappello stretto? può diffondersi in varie zone del capo e durare molte ore o talvolta molti giorni. L'emicrania si caratterizza invece per dolore molto intenso, collocato spesso ma non sempre su di un solo lato del viso o del capo, pulsante, martellante, a volte perforante e accompagnato da nausea e talvolta da vomito.
Detto così, fare diagnosi del tipo di mal di testa di cui soffre il paziente e curarlo di conseguenza potrebbe sembrare facile. In realtà le cose non sono così semplici. I pazienti o, più spesso, le pazienti accusano tutti e due i tipi di dolore che si alternano senza apparente ragione o regola. Talvolta li distinguono a loro modo: "Vede dottore, il mio mal di testa "normale", quello lo sopporto, diciamo che ci sono abituata. Ma l'altro è terribile, è per questo che sono venuta da lei".
Rimango sempre in qualche modo stupito dal modo con cui molte donne accettano il loro mal di testa "normale" con l'atteggiamento fatalistico con cui accettano o hanno accettato il dolore da parto, la maternità e le bizze dei figli e le sfuriate del marito.
Per far meglio comprendere che non posso curare un mal di testa e ignorare l'altro ma che si tratta di problemi in qualche modo congiunti racconto loro la storia ipotetica di un dolore al capo comparso in giovinezza, magari subito dopo la prima mestruazione, all'inizio presente due o al massimo tre volte nel mese, specie durante le mestruazioni. Gli attacchi erano violenti con nausea e talvolta vomito ma tra l'uno e l'altro la situazione era di completo benessere. Poi nel corso degli anni l'intensità degli episodi è a volte un poco diminuita ma la loro frequenza è gradualmente aumentata. Alle crisi violente di dolore pulsante se ne sono sovrapposte altre contraddistinte da un senso di oppressione a buona parte del capo. Ma anche in ciò non c'è regola precisa e spesso le caratteristiche si sovrappongono o si alternano nel corso dello stesso episodio o della stessa giornata. Le mestruazioni possono sempre rappresentare un problema ma altri fattori scatenano il dolore con più facilità di un tempo: freddo, vento e cambiamenti climatici, preoccupazioni e stress, condizioni di stanchezza psico-fisica. In altre occasioni tuttavia la crisi compare senza alcuna causa apparente. Spesso la paziente si riconosce del tutto o in buona parte in questa descrizione.
Un mosaico di fattori sì è detto. Due tra i principali di questi sono già stati menzionati: il fattore psicologico e l'eccessiva contrazione di vari gruppi muscolari. Il primo fattore va indagato, insieme a tutti gli altri, senza atteggiamenti preconcetti tendenti a sopra o sottovalutarlo. Se poi il paziente mantiene i muscoli contratti in continuazione è facile ipotizzare che abbia qualche problema. Ma il medico deve saper distinguere tra chi si trova in un generico stato di stress e chi soffre di un disturbo d'ansia o depressivo.
Il fattore ormonale, insieme ai problemi vascolari e neurologici, svolge spesso un ruolo rilevante nell'emicrania. Si pensi, ad esempio, alla temperie, a volte drammatica, cui vanno incontro non poche donne durante il periodo mestruale, che può essere caratterizzato, come si è detto, da violenti attacchi di emicrania. La crisi può ripresentarsi con caratteristiche analoghe al momento dell'ovulazione. Se essa non muta nel tempo le sue caratteristiche si può sperare che scompaia al momento della menopausa. Ciò peraltro non sempre accade. Nel frattempo se gli attacchi di mal di testa si limitano a due o tre al mese si può individuare il farmaco più adatto da assumere alla comparsa di ogni crisi: oggigiorno ve ne sono di altamente efficaci nella maggioranza dei casi. Le cose si complicano se le crisi sono più frequenti. Bisognerà allora attuare una così detta "terapia preventiva" e la scelta del farmaco dipenderà molto dalle caratteristiche della paziente.
Ma come già ho accennato le crisi oltre a farsi più frequenti possono presentarsi di volta in volta con caratteristiche diverse. Sono pazienti che nel tempo hanno spesso tentato varie forme di terapia con un risultato iniziale soddisfacente ma che non si sono più rivelate più efficaci quando sono state ripetute a distanza di tempo quando il mal di testa si è ripresentato.
Ciò a volte può determinare un deterioramento dei rapporti medico-paziente. Da una parte c'è la delusione di chi soffre e non vede via di uscita; dall'altra c'è la frustrazione del clinico che si trova in una situazione di scacco. La tentazione di uscirne con una metaforica scrollata di spalle è molto forte. Poiché, come si è detto, spesso il paziente è donna, questa soluzione è anche suggerita, più o meno inconsciamente, da un maschilismo, larvato ma compiaciuto, che induce a considerazioni del tipo: "Le donne sono complicate!....Le donne ne hanno sempre una! E' un'isterica, è lei che se lo vuole....." Se poi la paziente, nubile o separata, non ha un compagno, inevitabilmente ne consegue l'ipotesi che i suoi problemi siano semplicemente ascrivibili alla mancata soddisfazione di pulsioni sessuali.
Si noti bene, anche questo, può davvero rappresentare una componente del problema. Quello che è profondamente errato è l'atteggiamento quasi irridente che il medico sembra assumere nei confronti di una persona che, dopo tutto, incomincia ad irritarlo. Ed è per questo che egli utilizza brutalmente la "mancanza di sesso" a fini autogiustificatori e risolutivi di una situazione conflittuale in cui si è venuto a trovare.
Spesso però le cose sono ancora più complicate perché a quanto descritto si sovrappongono altri dolori e fastidi che per le loro caratteristiche e zone di comparsa non rientrano nella categoria di un "mal di testa" più o meno classico.

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Edizioni L'Età dell'Acquario

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