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"Accademia dei Solinghi": così annunciava la targa all'ingresso del viale che conduceva a un cascinale, posto in posizione elevata, una cinquantina di metri più in là.

  " Accademia dei Solinghi! Che significa?" Domandò Guido.

  "Come, non sai? È la prestigiosa accademia fondata dal cardinal Maurizio quando all'inizio del '600 fece costruire la villa o vigna della regina, sulla collina di Torino, e vi andò ad abitare e a condurvi una bella vita. Voleva che la sua reggia fosse qualcosa di paragonabile alle dimore cardinalizie di Tivoli e Frascati. Quando la villa fu eretta lui era poco più che ventenne. Poi a 49 anni, pensò bene di deporre la porpora e di sposare la sua procace nipote, che aveva appena 13 anni. Che ne dici? Scommetto che lo invidi!"

  "No, non lo invidio affatto. Preferisco te alle tredicenni! Anche se forse nel '600 le tredicenni avevano più esperienza delle ragazzine di oggi. Però continuo a non capire cosa centri il cardinal Maurizio con te. Questa cascina sarà sicuramente molto bella ma non credo abbia nulla che vedere con una dimora cardinalizia."

  I due avevano parcheggiato la macchina di fronte al cancello d'ingresso e stavano dirigendosi a piedi verso l'abitazione. La struttura era situata in posizione strategica su di un poggio da cui si godeva di una vista imponente sul paesaggio collinoso delle Langhe. Paola l'aveva acquistata in stato di semi abbandono e vi aveva fatto eseguire radicali lavori di ripristino e di restauro. L'aveva arredata con gusto e ora vi si recava per la prima volta con Guido per trascorrere un weekend insieme.

  "Sì, invece, un rapporto c'è!" spiegò Paola in tono didascalico. "Naturalmente gli ambienti sono completamente diversi ma sono spirito e scopo ad accomunarli. L'ex cardinale, oltre che della bellezza della mogliettina giovane e fresca, desiderava fruire di un autentico godimento artistico e culturale. La sua accademia era aperta a quanti desideravano comporre e ascoltare poesie, partecipare a discussioni filosofiche, a dotte disquisizioni su vari argomenti e perfino a ricerche matematiche. Il tutto alternato a gradevoli esercizi ginnici per mantenere in forma anche il corpo. E questo diventerà il mio rifugio, di me novella "Solinga". Qui verrò a leggere, a meditare, a rigenerarmi dopo le fatiche e le inquietudini di una settimana di lavoro. In mezzo ai miei libri e nella quiete di queste splendide colline. Guardati attorno: non è favoloso?"

  Erano ormai giunti di fronte alla porta d'ingresso e Guido si arrestò ed abbracciò con lo sguardo il panorama circostante. Nella penombra incipiente della sera le colline avevano assunto un color grigio perlaceo. Solo alcune case e campanili in cima ai poggi erano ancora illuminate dal sole. Qua e là si levavano delle colonne di fumo, forse tardi esiti di fuochi di stoppie. Il silenzio era rotto da qualche lontano latrato di cani.

  "Sì, ammise il medico, è molto bello."

  Paola aprì con una grossa chiave la porta d'ingresso e accese l'interruttore generale della luce. Poi condusse Guido in un esteso soggiorno ricavato in quella che in epoca non lontana era stato un magazzino o forse una stalla. La parete esterna era scandita da arcate chiuse da ampie vetrate e porte finestre. L'ambiente era arredato con mobili sette-ottocenteschi di stile rustico: un lungo tavolo rettangolare, sedie e sgabelli di aspetto solido, madia e cassettone in legno di noce. Dal locale si accedeva direttamente a una cucina riccamente equipaggiata con i più moderni gadget.

  "Niente male!" concesse Guido.

  "Questo non è nulla" mormorò Paola in tono criptico. Prese Guido per mano e lo condusse su per una scala al piano superiore dove un vano ampio e luminoso fungeva da camera da letto e soggiorno. Alla parete di fondo, sotto una pregevole madonna seicentesca, era addossato un letto in legno a due piazze con sovraccoperta ricamata a mano con motivi bucolici. Alle pareti laterali due librerie di semplici ripiani in legno scuro sostenuti da montanti prolungati fino al soffitto. Lo spazio disponibile era già occupato per circa due terzi da libri e volumi enciclopedici . A Guido fu sufficiente un rapido sguardo per prendere atto dell'eclettismo che caratterizzava la raccolta. 

 Libri di filosofi greci e latini, alcuni dei quali in lingua, si alternavano, senza ordine apparente, a libri di poesia o narrativa di varie epoche e civiltà. Così Proust si accompagnava a Ken Follet, Dante e il Tasso erano tra loro separati dalla Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda. E ancora: Flaubert interfacciava con Don Lillo da un lato e un romanzo della Mazzantini dall'altro. Italo Calvino ricorreva frequentemente ma le sue opere erano curiosamente sparse qua e là.
Quando Guido lo fece notare a Paola questa ribatté:
  "Tu evidentemente hai una concezione tradizionale di come si debbano disporre i libri in una libreria. Una concezione borghese se vogliamo, per non dire piccolo borghese!"

  "Sarà come dici tu, ribatté Guido piccato, ma io qui non ci vedo nessuna concezione. Anzi spero che la disposizione dei libri non abbia voluto seguire alcuna regola, altrimenti dovrei pensare che si tratti di una regola piuttosto demenziale. Mi sai dire per esempio che cosa c'entra il Kamasutra con i canti di Leopardi?"

  Paola gli indirizzò uno sguardo compassionevole:
  "vedi che non capisci! La regola c'è, ma è sottile. Io non procedo per epoche o stili. Ma per suggestioni, o, se preferisci, per filoni di idee. Kamasutra e Leopardi, mi chiedi tu? Allora ascolta qua. 

E così dicendo si resse sulle punte dei piedi ed estrasse un volume dei canti di Leopardi, lo sfogliò rapidamente e quando ebbe trovato ciò che cercava iniziò a declamare: 

"a me si offerse l'angelica tua forma... sovra nitide pelli... circonfusa d'arcana voluttà... seno ascoso e desiato... Raggio divino al mio pensiero apparve, donna, la tua beltà..."

questa mio caro è la quintessenza dell'erotismo, esaltato come alcunché di divino, né più né meno come fa il Kamasutra. Ma bada che per il Leopardi la bellezza femminile è sublime e terribile al tempo stesso.
E così dicendo Paola ripose il volume e prese quello vicino:  "ascolta ancora ciò che scrive a proposito dell'amore nello Zibaldone:

E' proprio dell'impressione che fa la bellezza ... lo spaventare.... E lo spavento viene da questo.... che... pare impossibile di star mai più senza quel tale oggetto, e nel tempo stesso pare impossibile di possederlo... perché neppure il possedimento carnale,... parrebbe poter soddisfare e riempire il desiderio..."

Ti prego di notare che prima del Kamasutra ho collocato il canzoniere del Petrarca. Anche lui di fronte alla bellezza femminile esclama

"quante volte allor diss'io pieno di spavento, costei per certo nacque in paradiso". Molti secoli dopo Rilke in una delle sue elegie scrive: "la bellezza altro non è che l'inizio del terrore".

Come vedi ho piazzato Rilke alla destra di Leopardi.

  "Capisco..." ribatté Guido con tono poco convinto. Non era la prima volta che gli sfoggi culturali di Paola gli suonavano alquanto forzati, quasi che la donna godesse nel recitare la parte dell'intellettuale non esente da atteggiamenti blandamente alternativi.

  "Però, ad essere sincero, la tua mi sembra una elucubrazione un po' troppo cerebrale." Obbiettò. 

  "Cerebrale? Tu non hai mai avuto paura della bellezza femminile?"

  "Beh, no, non credo." Ma anche questa volta suo malgrado il tono di voce di Guido suonò incerto. Dopotutto, si disse il medico, ora che mi ci fa pensare qualche volta perfino Paola mi suscita un senso di lieve apprensione. La donna sembrò aver letto il suo pensiero e lo osservò con sguardo ironico.

  Fu durante la cena che Paola fece a Guido una proposta bizzarra e inaspettata:  "senti, perché non scriviamo un libro insieme?"
  "Scrivere un libro insieme!? Io sono un medico, non sono uno scrittore."
  "Hai ragione, non mi sono spiegata bene. Tu non sei uno scrittore ma io ho tantissima voglia di ricominciare a scrivere. E tu mi puoi   aiutare."
  "Non vedo come."

  "Come sarebbe a dire? Proprio tu che sostieni di ascoltare spesso dalle tue pazienti le storie più strane e più incredibili. Se è vero quel che dici non ti dovrebbe essere difficile procurarmi qualche fonte di ispirazione."

  "Mia cara, tu dimentichi che io sono legato al segreto professionale."
  "O Dio, che cosa hai capito? Mica voglio che tu mi racconti per filo e per segno tutti i fatti delle tue pazienti, con relativo nome e cognome. Basterà qualche cenno, qualche suggestione. A costruire una storia ci penserò io."
  "Ok, vedremo..." ribatté Guido in tono cautelativo. Paola lo osservò nuovamente con sguardo ironico:  "troverò io il modo di farti parlare!? annunciò la donna con tono beffardamente minaccioso."

 

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